#iomitesto, campagna di sensibilizzazione sull’importanza dei test Covid-19

Il Polo Sanitario Accreditato San Feliciano aderisce a #iomitesto, la campagna di comunicazione e sensibilizzazione sull’importanza dei test Covid-19.

L’iniziativa – promossa da Editree e curata da Altrimedia con il contributo non condizionante di Abbott - ha lo scopo di informare sull’importanza delle tre tipologie di screening oggi disponibili:

  • Test sierologico
  • Test molecolare (tampone)
  • Test antigienico (rapido)

Come funziona #iomitesto

Il sito iomitesto.it è interamente dedicato al Covid-19, con una dettagliata raccolta di domande e risposte dedicate al Covid-19, all’utilità del test sierologico, e al diverso ruolo dei tamponi molecolari e antigienici.

È inoltre presente una mappa virtuale che permette di trovare il laboratorio di analisi più vicino dove effettuare i test.

Quali test puoi fare al Polo Sanitario San Feliciano di Roma?

Presso i laboratori di analisi delle nostre sedi di via di Val Cannuta (Casa di Cura San Feliciano) e via Battistini (Casa di Cura Villa Aurora) è possibile effettuare i seguenti test:

Tutte le informazioni sul Covid-19


Vaccino anti Covid-19 a Villa Aurora, disposizioni organizzative su prenotazioni e accessi

La sede Villa Aurora è punto vaccinale ufficiale della Regione Lazio per la somministrazione dei vaccini contro il Covid 19. Di seguito, le disposizioni essenziali in materia di prenotazione dell’appuntamento e percorsi di accesso alla struttura.

Prenotazione dei vaccini Covid a Roma

Le prenotazioni per la somministrazione del vaccino contro il Covid-19 a Roma e nel Lazio vengono gestite esclusivamente dal Sistema Sanitario Regionale, tramite il sito salutelazio.it e secondo le priorità stabilite a livello nazionale. In merito, la Casa di Cura Villa Aurora non ha nessuna competenza e non può procedere autonomamente alle prenotazioni.

Per evitare assembramenti, raccomandiamo a chi deve vaccinarsi di presentarsi all'orario della prenotazione e non prima.

Prenota il vaccino sul sito ufficiale

Accesso alla struttura per effettuare la vaccinazione

Per agevolare l’utenza, sono stati creati due percorsi autonomi di accesso alla struttura per chi deve effettuare i tamponi e per chi deve ricevere il vaccino. Nello specifico:

  • Accettazione vaccini: è situata nella tensostruttura allestita davanti all’ingresso principale;
  • Accesso all’area riservata per i tamponi: avviene dall’ingresso secondario, posto alla fine della recinzione azzurra che circonda Villa Aurora.

Inoltre, i percorsi sono evidenziati con specifiche segnaletiche.

Tutte le notizie sul Covid-19

Campagna di vaccinazione della Regione Lazio: link e informazioni utili

Continua la campagna di vaccinazione contro il Covid-19 della Regione Lazio, destinata alle persone residenti all'interno del territorio regionale. Attualmente, sono in corso le prenotazioni per le vaccinazioni delle seguenti categorie:

  • persone over 80 (nati nel 1941 o precedenti);
  • persone di età compresa tra i 17 e i 79 anni (nati tra il 1942 e il 2004);
  • persone cieche assolute o con residuo visivo non superiore a 1/10 per ciascun occhio (codice di invalidità civile C05);
  • persone particolarmente vulnerabili (qui l'elenco) o titolari di esenzione C02
  • persone con almeno 18 anni (nati fino al 2003) e con comorbilità (cioè affetti da una delle patologie identificate dalla Tabella 3 delle Raccomandazioni Nazionali);
  • persone (over 40) iscritte all'AIRE, residenti all'estero o membri del personale estero presso le ambasciate.

Inoltre, è consentita anche la prenotazione della vaccinazione per i caregiver di coloro che hanno invalidità civile C02 o C05, secondo regole specifiche (qui l'approfondimento sul tema).

Tutte le prenotazioni devono essere effettuate attraverso l'apposito portale messo a disposizione dalla Regione Lazio o contattando telefonicamente il numero 06 164 161 841. Il numero è attivo dal lunedì al venerdì, dalle 7,30 alle 19,30, e il sabato dalle 7,30 alle 13.

Informazioni ufficiali della Regione Lazio sulla campagna vaccinale

Prenota il vaccino

Posticipo della seconda dose del vaccino anti Covid-19 di Pfizer

In linea con il parere del Comitato Tecnico Scientifico e a seguito della circolare del Ministero della Salute, recepita dalla Regione Lazio, a partire dal 17 maggio 2021 la seconda dose del vaccino anti Covid-19 Pfizer-BioNtech verrà somministrata ad una distanza di 5 settimane (35 giorni) dalla prima dose.

Tutti i soggetti con prenotazione attiva per la 2° somministrazione a partire da tale data, riceveranno un SMS dalla Regione Lazio con il nuovo appuntamento, che verrà garantito nel medesimo Punto Vaccinale ed alla stessa ora, con uno spostamento in avanti di 2 settimane.

L’estensione dell’intervallo tra le due dosi permetterà di somministrare la vaccinazione ad una popolazione più ampia, incrementandone la percentuale di copertura.

Sarà inoltre garantita la possibilità di mantenere un intervallo di 21 giorni fra le due dosi in tutte le condizioni patologiche in cui, secondo giudizio clinico, l’allungamento dell’intervallo potrebbe determinare una insufficienza della risposta immunitaria, secondo le evidenze scientifiche disponibili.

La comunicazione ufficiale

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Medicina rigenerativa

Medicina rigenerativa, una nuova frontiera per l’ortopedia

La medicina rigenerativa rappresenta un importante frontiera di sviluppo in ambito ortopedico, come alternativa efficace ai tradizionali interventi di tipo protesico. Le possibili soluzioni sono molteplici. Spetta allo specialista ortopedico scegliere la migliore, calibrandola sulle esigenze concrete del paziente.

Medicina rigenerativa e ortopedia: un binomio destinato a crescere

Quando parliamo di medicina rigenerativa in ambito ortopedico dobbiamo considerare un ampio ventaglio di soluzioni infiltrative o chirurgiche per il trattamento delle lesioni muscolari, tendinee e cartilaginee. È un settore in costante evoluzione, in cui l’Italia svolge un ruolo di punta a livello mondiale nell’ambito della ricerca di base.

La corretta valutazione del paziente e la consapevolezza dei limiti di tali tecniche (insufficienti o inadeguate per ampie lesioni in fase avanzata) sono il presupposto per una applicazione onesta, coerente e altamente professionale di tali metodiche.

In sintesi, la Medicina Rigenerativa offre diverse soluzioni che potremmo definire “sartoriali”, ovvero “fatte su misura” per il trattamento di lesioni cartilaginee, muscolari, tendinee del singolo paziente. La formazione, la competenza e l’esperienza dello specialista ortopedico sono le premesse fondamentali per identificare le soluzioni più adeguate e promettenti.

Leggi anche: la protesi di ginocchio e la protesi d’anca

Le diverse soluzioni di medicina rigenerativa per l’ortopedia

Di seguito, in maniera sintetica, una rassegna delle principali tecniche di medicina rigenerativa che possono essere utilizzate in ambito ortopedico.

(l'articolo prosegue dopo l'immagine)

Medicina rigenerativa

Il concentrato piastrinico (PRP)

La modalità di trattamento più conosciuta è il PRP (platelet-rich plasma) o concentrato piastrinico: attraverso un campione di sangue periferico prelevato dal paziente e sottoposto ad un processo di centrifugazione si selezionano fattori di crescita in grado di favorire la risoluzione dell’infiammazione locale e stimolare le proprietà rigenerative dei tessuti (tendini, muscoli, cartilagine). Sono disponibili diverse modalità di elaborazione (con differenti proprietà metaboliche), in grado di garantire una formulazione altamente selettiva.

Il collagene idrolizzato

Una soluzione avanzata di recente impiego e di avanguardia è rappresentata dall’impiego di collagene idrolizzato, a disponibilità immediata per il trattamento di lesioni articolari e periarticolari. Il collagene è una componente strutturale fondamentale della cartilagine e dei tendini, che ne garantisce le proprietà di elasticità e di resistenza alla tensione.

Leggi anche: l’artroscopia

Le cellule staminali

Parlando di cellule staminali ci riferiamo essenzialmente a cellule totipotenti, ovvero in grado di differenziarsi in altri tipi di cellule (specifiche per i singoli tessuti) e di favorire così la rigenerazione o riparazione delle strutture danneggiate. In ambito ortopedico le due fonti principali di cellule con capacità rigenerativa sono il tessuto osseo e il tessuto adiposo.

Le cellule staminali mesenchimali (MSC) prelevate dal midollo osseo in sedi differenti dal sito da trattare vengono iniettate mediante controllo ecografico o radiografico per andare a stimolare la ricostituzione delle strutture articolari danneggiate.

Negli ultimi anni stanno emergendo risultati decisamente promettenti dall’utilizzo di cellule staminali mesenchimali prelevate dal tessuto adiposo del paziente: attraverso una mini-liposuzione, un processo di centrifugazione o filtraggio delle cellule adipose e una infiltrazione intra-articolare si favorisce in maniera sensibile la risposta antinfiammatoria e rigenerativa articolare.

La subcondroplastica

Di recente impiego nell’ambito della Medicina rigenerativa articolare è la subcondroplastica: si tratta di una tecnica infiltrativa (a base di tri-calcio fosfato, PRP o cellule mesenchimali) atta a favorire la risoluzione dell’edema osseo associato alla degenerazione artrosica e a ristabilire la consistenza strutturale dell’osso subcondrale.

Gli scaffold e i sostituti ossei

Quando le lesioni della cartilagine sono decisamente più importanti (come accade negli stadi avanzati di degenerazione articolare o dopo traumi sportivi) si può far ricorso a soluzioni differenti, in cui al gesto chirurgico si associa l’innesto di specifici scaffold o sostituti ossei (biomateriali appositamente elaborati per favorire la ricrescita ossea e assicurare una adeguata resistenza meccanica).

Articolo revisionato del Dottor Michele Venosa – Specialista in ortopedia e traumatologia presso la sede di Villa Aurora

Centro ortopedico di eccellenza a Roma – Polo Sanitario San Feliciano


La lesione della cuffia dei rotatori: sintomi, diagnosi e cura

La lesione della cuffia dei rotatori è una patologia molto frequente soprattutto negli anziani a causa di un processo degenerativo che indebolisce i tendini da cui è costituita ma può verificarsi anche nei giovani, a seguito di traumi. Una volta diagnosticata da un ortopedico specialista della spalla, la lesione della cuffia può essere trattata sia in modo conservativo che chirurgicamente, ricorrendo ad un intervento in artroscopia.

La lesione dei tendini della cuffia dei rotatori è tra le più frequenti di tutte le rotture tendinee e sicuramente la più comune tra le patologie che colpiscono l’articolazione della spalla. In questo articolo, l’argomento viene trattato in modo completo, analizzando le possibili cause di questa lesione, i sintomi con cui si manifesta e le modalità di trattamento, sia conservativo che chirurgico (in artroscopia). Per prima cosa, però, si rende necessaria una rapida premessa, utile a inquadrare quella parte del corpo umano interessata dal disturbo, cioè la cuffia dei rotatori della spalla.

Premessa: cos’è la cuffia dei rotatori

La cuffia dei rotatori è il “cuore” dell’articolazione della spalla, la più mobile del corpo umano. È costituita da quattro muscoli e dai rispettivi tendini. Questi ultimi, essendo piuttosto grandi, creano una vera e propria cupola (da cui deriva il termine “cuffia”) che avvolge la parte superiore dell’omero e protegge l’intera articolazione. I muscoli che ne fanno parte sono:

  • muscolo sovraspinoso;
  • muscolo sottoscapolare;
  • muscolo sottospinoso;
  • piccolo rotondo.

A cosa serve questo insieme di muscoli e tendini? A stabilizzare la spalla mantenendo centrata la testa dell’omero nella glena durante i movimenti articolari.

La lesione della cuffia dei rotatori: cause, sintomi e fattori di rischio

Chiarita sinteticamente l’anatomia della cuffia dei rotatori, affrontiamo ora  il tema della sua lesione, che può interessare uno o più tendini e può essere parziale o totale, con varie forme e dimensioni. La lesione o rottura della cuffia dei rotatori si riscontra, solitamente, in pazienti di età superiore ai 60 anni, ma  può verificarsi anche in più giovane età.

A seconda della tipologia, è possibile distinguere tra:

  • lesione parziale: la rottura interessa solo una parte delle fibre del tendine, non l’intero spessore;
  • lesione totale: la rottura riguarda tutto lo spessore delle fibre tendinee;
  • lesione massiva: si estende a più di due tendini della cuffia.

L’età influisce molto sulle cause che conducono alla lesione dei tendini. Negli anziani infatti la lesione è spesso la conseguenza di un indebolimento della struttura tendinea, indotto da processi degenerativi, su cui agisce spesso un trauma anche a bassa energia che determina la lesione.

Dunque nella genesi della lesione frequentemente assistiamo ad una concomitanza di due cause: l’assottigliamento dei tendini, frutto di una degenerazione (da invecchiamento) e un evento traumatico

Anche alcune attività sportive o lavorative sono da considerare fattori di rischio. Si tratta di quelle attività che sottopongono la spalla a sollecitazioni continue (microtraumi ripetuti) o veri e propri traumi (come avviene in alcuni sport come il rugby, calcio, sci, motocross, etc. ). Inoltre, tra i fattori che contribuiscono alla genesi di questa patologia ci sono alcune patologie metaboliche, come il diabete o l’obesità. Non ultimo il  fumo, che può alterare la vascolarizzazione dei tendini.

La lesione della cuffia dei rotatori si manifesta in genere con dolore (spesso notturno) e  diminuzione della forza (anche nel sollevamento di pesi modesti). Tali sintomi causano una limitazione funzionale anche nello svolgimento delle comuni attività quotidiane.

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Lesione cuffia rotatori

 

Diagnosi e cura della lesione della cuffia dei rotatori

In presenza di uno o più dei sintomi suddetti è bene prenotare una visita presso un specialista in chirurgia della spalla. Sarà lui, infatti, a poter giungere ad una corretta diagnosi, attraverso una valutazione clinica  ed esami specifici, come la risonanza magnetica e la radiografia.

Centro diagnostica per immagini a Roma | Polo Sanitario San Feliciano

L’importante è non trascurare l’insorgenza della sintomatologia, perché questo problema può degenerare in una vera forma di invalidità.

Per la cura della lesione della cuffia dei rotatori vi sono diverse opzioni di trattamento e la scelta dipende da diversi elementi quali l’età, le richieste funzionali, le condizioni cliniche generali e, ovviamente, il tipo di lesione.

Il trattamento conservativo non chirurgico

Il trattamento conservativo della lesione della cuffia dei rotatori prevede l’associazione di riposo, terapia medica con farmaci antinfiammatori, fisioterapia ed eventualmente cicli di infiltrazioni intrarticolari con corticosteroidi e/o acido ialuronico.

L’intervento chirurgico di artroscopia della spalla

Il trattamento chirurgico consiste, invece, nella riparazione della lesione della cuffia mediante l’impianto, nella testa omerale, di ancorette di materiale riassorbibile o metallico. Tali ancorette, attraverso delle suture, consentono di reinserire il tendine nella sua sede originale. Questa operazione chirurgica, grazie ai progressi tecnologici, è interamente eseguibile con tecnica artroscopica, ovvero attraverso piccolissime incisioni cutanee che provocano un ridottissimo trauma chirurgico.

Il trattamento chirurgico di riparazione della cuffia dei rotatori richiede un periodo di immobilizzazione con tutore (circa 3/4 settimane), seguito da uno di riabilitazione motoria, con la supervisione di uno specialista.

Per approfondire: l’artroscopia della spalla

Articolo revisionato dal Dottor Stefano Di Gennaro – Specialista in chirurgia della spalla

Chirurgia della spalla a Roma


Giornata mondiale dell’igiene delle mani, proteggi la tua vita e quella degli altri

Il 5 maggio, in tutto il mondo, si celebra la giornata dell’igiene delle mani, promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Un’occasione fondamentale per sensibilizzare tutti sull’importanza di una corretta igiene delle mani, soprattutto in un momento storico caratterizzato dalla lotta contro la pandemia. Lavarsi correttamente le mani può aiutare a salvare molte vite umane, soprattutto in ambito sanitario.

“Proteggi la vita, lavati le mani!”. È questo lo slogan scelto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per celebrare, il 5 maggio, la Giornata mondiale dell’igiene delle mani. Il Polo Sanitario San Feliciano di Roma ha scelto di aderire a questa importante iniziativa, per veicolare a tutto il personale sanitario e ai pazienti un messaggio chiaro: lavarsi le mani è un gesto apparentemente banale ma che può salvare vite umane.

Lavarsi le mani, un gesto salva vita

In tempo di pandemia, la popolazione mondale è stata chiamata ad una nuova sensibilità verso l’igiene delle mani, considerata una delle misure utili a contrastare la diffusione del Covid-19. L’importanza di questa buona abitudine, però, va oltre il momento storico che stiamo vivendo. Soprattutto in ambito sanitario, infatti, lavare bene le mani consente di proteggere meglio il paziente, diminuendo l’incidenza delle cosiddette infezioni correlate all’assistenza.

Come lavarsi bene le mani con acqua e sapone

Come igienizzare bene le mani con gel disinfettante


Vaccini contro il Covid 19, tutte le informazioni

L'arrivo del vaccino contro il Covid-19 ha segnato un punto di svolta nella gestione della pandemia da Coronavirus. In Italia, le vaccinazioni sono in corso dalla fine del 2020, secondo delle priorità stabilite dal piano nazionale di vaccinazione. In questo articolo, una sintesi delle informazioni più rilevanti sul tema e le risposte alle domande più frequenti. 

Vaccino anti Covid-19, domande e risposte

La ricerca per trovare un vaccino in grado di contrastare il diffondersi del Covid 19 è iniziata già con i primi accenni di pandemia, quindi ormai molti mesi fa. Da tempo, nei principali paesi del mondo, sono partite le campagne di vaccinazione. Inoltre, negli ultimi giorni, i rallentamenti delle produzioni annunciati dalle case farmaceutiche hanno portato nuovi elementi nella discussione, Il tema del vaccino anti Coronavirus ha polarizzato il dibattito, tra favorevoli e contrari e agevolato il diffondersi di domande legittime. È sicuro? È efficace? Proviamo a rispondere.

Presso il Polo Sanitario San Feliciano (sede Villa Aurora) è possibile effettuare il tampone rapido Covid 19

Quanti sono i vaccini contro il Covid 19?

Si sente spesso parlare di "vaccino conro il Covid-19". In realtà, però, per essere precisi, bisognerebbe parlare al plurale. I vaccini ad oggi disponibili in Italia, infatti, sono quattro, i primi due (Pfizer e Moderna) realizzati con tecnologie di nuova generazione (basate sull’RNA), gli altri due di tipo tradizionale (AstraZeneca e Johnson&Johnson). Poco prima di Natale, l’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) e la Commissione Europea hanno dato il via libera al vaccino prodotto da Pfizer/Biotech (di nuova generazione). Il 6 gennaio, invece, è arrivata l’approvazione dell’altro vaccino, sempre di nuova generazione, realizzato da Moderna. Poi, a fine gennaio, è stato dato il via libera anche al vaccino AstraZeneca. Infine, a metà marzo, ha ottenuto il via libera anche il vaccino Johnson&Johnson.

Come mai il vaccino è arrivato così velocemente?

La rapidità con cui si è potuto procedere è dovuta principalmente al forte investimento economico fatto da tutti gli Stati del mondo. I governi, infatti, hanno finanziato le aziende farmaceutiche in modo da sollevarle dal rischio economico di una sperimentazione che, se avesse fallito, avrebbe avuto costi altissimi. Questo ha permesso di svolgere in simultanea attività che, normalmente, vengono divisi in almeno tre fasi, per dilazionare i finanziamenti. Inoltre, il deciso intervento economico pubblico ha permesso di prendere in considerazione anche vaccini che un’industria privata avrebbe scartato, perché costosi da produrre o da conservare.

Altro fattore che ha permesso di velocizzare la ricerca è stata la disponibilità di un numero elevatissimo (10 volte più del solito) di persone disponibili per la sperimentazione.

Ciò che è importante sottolineare, comunque, è che nessuna fase di verifica è stata saltata.

I vaccini sono efficaci e sicuri?

Ogni vaccino, prima di arrivare alla popolazione, deve passare un lunghissimo iter di sperimentazione, fatto di autorizzazioni e controlli molto severi. Questo sta avvenendo anche per quello contro il Covid-19, che perciò può considerarsi un vaccino sicuro, perché non dà gravi effetti collaterali, ed efficace.

Per quanto riguarda l’efficacia, nello specifico è bene sottolineare come questa vari a seconda del tipo di vaccino;

  • Pfizer: previene la malattia sintomatica nel 95% dei casi (dopo la seconda dose);
  • Moderna: previene la malattia sintomatica nel 94% dei casi (dopo la seconda dose);
  • Astrazeneca: previene la malattia sintomatica nell'82% dei casi (14 giorni dopo la seconda dose);
  • Johnson&Johnson: previene la malattia sintomatica nel 85% dei casi (dopo 28 giorni dall'unica dose)

Diverso è il discorso per la durata dell’immunità, sulla quale si sa ancora poco, soprattutto per i vaccini di nuova generazione, che rappresentano un’assoluta novità. Dovrebbe essere di 9-12 mesi, mentre per quelli tradizionali si stima che possa arrivare fino a 2 o 3 anni.

campagna vaccinazioni covid 19
L'inizio della campagna vaccinale presso la sede Villa Aurora (centro spoke)

Il piano di vaccinazioni anti Covid per l’Italia

Il piano strategico del Governo italiano per la vaccinazione anti Covid-19 è stato presentato in Parlamento lo scorso 4 dicembre, dal Ministro della Salute. La campagna di vaccinazione è stata avviata il 27 dicembre, giorno del cosiddetto Vaccine Day europeo. Le operazioni stanno continuano ma sono previsti ritardi, a causa del rallentamento nella produzione dei vaccini annunciato da diverse case farmaceutiche coinvolte Di seguito le informazioni principali.

Quante dosi di vaccino saranno disponibili in Italia?

Il Governo stima di avere a disposizione, per il primo trimestre del 2021, oltre 28 milioni di dosi di vaccino contro il Coronavirus. In totale, entro il primo trimestre 2022, le dosi disponibili in Italia saranno poco più di 202 milioni. Le dosi saranno fornite da sei diverse aziende farmaceutiche produttrici.

Chi verrà vaccinato prima?

Vista la non disponibilità di dosi di vaccino anti Covid, find a subito, per tutta la popolazione, il Governo ha identificate tre categorie che ricevono prioritariamente la vaccinazione (per un totale di 6,5 milioni di persone):

  • operatori sanitari e sociosanitari;
  • personale e ospiti delle residenze sanitarie assistenziali (RSA);
  • anziani (over 80).

Al livello di priorità immediatamente successivo, invece, sono inseriti (per un totale di quasi 21 milioni di individui):

  • persone tra i 60 e i 79 anni;
  • persone con almeno una patologia cronica.

Chi non verrà vaccinato

Il vaccino contro il Covid 19 non viene somministrato ai minori sotto i 16 anni. Eventuali ulteriori situazione che possono sconsigliare la somministrazione del vaccino devono essere valutate dal medico di base.

Come verrà somministrato il vaccino?

Nella maggior parte dei casi, vengono effettuate due iniezioni, a distanza di 35 giorni (Pfizer), 28 giorni (Moderna) o 12 settimane (AstraZeneca), localizzate nella parte superiore del braccio (deltoide). Per il vaccino Johnson&Johnson, invece, è necessaria la somministrazione di una sola dose.

Sarà un vaccino obbligatorio?

No, il vaccino anti Covid non è obbligatorio. La vaccinazione, quindi, avverrà su base volontaria. Ad oggi, è prevista un'unica eccezione: per il personale sanitario, infatti, è stata prevista la vaccinazione obbligatoria.

La vaccinazione sarà gratuita?

Sì, il vaccino è gratuito per tutti. Non sarà possibile vaccinarsi privatamente a pagamento.

Dove e da chi verrà fatto il vaccino?

Il vaccino viene effettuato in ospedali, strutture peri-ospedaliere, farmacie e studi medici (a seconda della tipologia). Nella fase piena di campagna di vaccinazione, le strutture coinvolte saranno 1500. A somministrare il vaccino ci penseranno medici e operatori sanitari. A tale scopo, il Governo ha previsto l’assunzione a tempo determinato di circa15 mila professionisti.

Articolo in aggiornamento, revisionato dalla Dottoressa Myriam Nasso – PhD in microbiologia medica ed immunologia, responsabile farmacia del Polo Sanitario

Presso il Polo Sanitario San Feliciano è possibile effettuare il test sierologico


Test anticorpi covid

Anticorpi neutralizzanti per il Covid-19, il test del sangue presso il Polo Sanitario San Feliciano

Presso i laboratori di analisi del Polo Sanitario San Feliciano di Roma è possibile effettuare l’esame del sangue di ultima generazione (IGG Anti-Spike) per la verifica della presenza e della quantità degli anticorpi neutralizzanti contro il Covid-19. Si tratta degli anticorpi anti – RDB della proteina S (Spike), in grado di inattivare il virus SARS CoV2, rendendolo incapace di aggredire le cellule bersaglio.

L’esame del sangue è consigliato a:

  • chi ha contratto l’infezione e si è poi negativizzato (test da eseguire non prima di 7-10 giorni dall’ultimo tampone risultato negativo);
  • chi è stato vaccinato contro il Covid-19 (test da eseguire non prima della 2° settimana dalla somministrazione dell’ultima dose di vaccino).

Il test viene eseguito in elettrochemiluminescenza (ECLIA) e ha una specificità del 99.98%. Quindi è più efficace e preciso rispetto ai test sierologici usati più comunemente.

Informazioni pratiche

  • il test deve essere effettuato non prima dei due settimane dalla somministrazione della seconda dose di vaccino
  • i risultati sono disponibili entro la giornata;
  • non occorre ricetta medica;
  • il costo è di 30 euro per il solo test IGG anti-Spike e di 60 euro per il pacchetto completo comprendente IGG anti-nucleocapside, IGM e IGG anti-spike.

I prelievi del sangue vengono effettuati:

  • presso la Casa di cura Villa Aurora (via Mattia Battistini 44, Roma), dal lunedì al venerdì, orario 8-13, senza prenotazione;
  • presso la Casa di cura San Feliciano (via Enrico de Ossò 6, Roma), dal lunedì al venerdì, orario 8-20, e il sabato, orario 8-12, su prenotazione al numero 06 664 959

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Acufene: cause, sintomi e trattamento terapeutico

L’acufene è un disturbo dell'orecchio molto fastidioso. Si manifesta in diversi modi (fischio, ronzio, fruscio, pulsazioni) e può compromettere seriamente la qualità della vita, fino ad associarsi con stati depressivi. La diagnosi spetta allo specialista in otorinolaringoiatria, secondo specifiche linee guida. Il trattamento dell'acufene può attuarsi attraverso diverse vie: dalla protesi acustica alla terapia sonora, fino a quella cognitivo-comportamentale e a quella medica.

Cos’è l’acufene: definizione e cause

L’acufene è la percezione di un suono in assenza di un’origine esterna. Si verifica spesso associato a ipoacusia neurosensoriale e può variare da squillìo a ronzio, da fruscio a pulsazioni o altri rumori descritti dai pazienti.

Negli Stati Uniti più di 50 milioni di persone soffrono di questo disturbo, con una prevalenza stimata dal 10% al 15% negli adulti. Tale prevalenza aumenta con l’età, raggiungendo il 31,4%, tra i 60 e 69 anni. Inoltre, lincidenza è superiore nei maschi, bianchi, non ispanici, con un indice di massa corporea (BMI) ≥ 30 kg/m2, con diagnosi di ipertensione arteriosa, diabete mellito, dislipidemia, disturbo d’ansia. L’associazione fra uso di tabacco e acufene non è ben definita in letteratura. Gli individui con una storia di forte esposizione al rumore da uso di arma da fuoco o sul lavoro o nel tempo libero sono più esposti al rischio di sviluppare questa patologia.

Differenti tipologie

L’acufene può essere:

  • monolaterale o bilaterale;
  • oggettivo o soggettivo.

L’oggettivo, definito anche extrauditivo, è raro e può essere percepito anche dall’esaminatore. Il soggettivo, definito anche intrauditivo, è più frequente ed è percepito solo dal paziente.

Un’ulteriore distinzione è quella tra:

  • primario: è idiopatico e può essere associato ad ipoacusia neurosensoriale;
  • secondario: dipende da una causa specifica sottostante, diversa dall’ipoacusia neurosensoriale, o da una patologia organica identificabile

Nello specifico, l’acufene secondario è il sintomo di una ampia gamma di disturbi (uditivi e non), come la semplice presenza di cerume del condotto uditivo esterno, le malattie dell’orecchio medio (otosclerosi o disfunzione della tuba di Eustachio), le patologie cocleari (malattia di Ménière) e la patologia del nervo acustico. I disturbi non uditivi che possono causare acufene includono le anomalie vascolari, il mioclono e l’ipertensione endocranica. La gestione dell’acufene secondario è volta a identificare e trattare le condizioni specifiche sottostanti.

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Acufene

Le conseguenze dell’acufene sulla qualità della vita

L’acufene quando è persistente (con durata superiore a 6 mesi) può ledere la qualità della vita del paziente, provocando mancanza di concentrazione, disturbi del sonno e stati depressivi.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità prevede quattro sottocategorie delle funzioni compromesse da questo disturbo:

  • pensieri ed emozioni;
  • udito;
  • sonno;
  • concentrazione.

Quando queste funzioni primarie sono compromesse dal fastidio uditivo, numerose attività secondarie possono essere influenzate e questo può alterare sostanzialmente la qualità di vita.

Le patologie psichiatriche sono comuni nei pazienti affetti da acufene. L’associazione con la depressione maggiore è stata segnalata nel 48%-60% dei casi. La severità della depressione e dell’ansia è collegata con la severità del disturbo uditivo. La relazione precisa, però, non è ben chiara: l’acufene può predisporre gli individui alla depressione o può essere una co-morbilità indipendente in pazienti depressi.

Come si cura l’acufene

Nel 2014 l’American Academy of Otolaryngology - Head and Neck Surgery ha messo a punto le linee guida per l’acufene che si basano su un’ampia revisione della letteratura in materia e sono destinate a produrre i migliori risultati per la salute dei pazienti, ridurre al minimo i danni e ridurre inadeguate variazioni nelle cure cliniche.

La diagnosi dell’otorino

La valutazione iniziale di un paziente con acufene prevede un’accurata anamnesi ed esame obiettivo (visita ORL) per identificare le condizioni che, se prontamente individuate e gestite, possono migliorare il disturbo. Contestualmente alla visita è necessario eseguire un esame audiometrico ed impedenzometrico, in particolare se il disturbo è monolaterale, se associato ad ipoacusia e ovattamento auricolare.

L’obiettivo di queste indicazioni è di enfatizzare la valutazione audiologica in quanto opzione appropriata in qualsiasi momento per ogni paziente con acufene, anche di recente insorgenza, monolaterale, bilaterale o non accompagnata da sensazione di perdita uditiva.

L’indicazione a prescrivere indagini di imaging (TC, angio-TC, RMN, angio-RMN) è prevista solo in caso di acufene monolaterale, pulsante, anomalie focali neurologiche, perdita dell’udito asimmetrica.

Quando l’acufene è fastidioso si deve indagare l’impatto che ha sulla qualità di vita, attraverso domande o questionari validati (THI). In questo caso il medico dovrebbe istruire il paziente circa le strategie di gestione del sintomo.

La terapia

La terapia dell’acufene prevede differenti applicazioni.

La protesi acustica è indicata nei pazienti con perdita uditiva ed acufene persistente, in quanto l’amplificazione dell’udito può migliorare la qualità di vita rendendo meno evidente l’acufene.

La terapia sonora. Induce un senso di sollievo dallo stress dell’acufene, riduce il contrasto tra l’ambiente e la percezione dell’acufene, distrae l’attenzione dall’acufene, fa abituare il paziente all’acufene utilizzando diversi dispositivi acustici (TRT Tinnitus Retraining Therapy).

La terapia cognitivo-comportamentale (CBT), prescrive tecniche con cui identificare i pensieri negativi stressanti e strutturarli in pensieri più accurati o utili.

La terapia medica si rivela utile solo nel caso di acufene acuto, trattabile con terapia corticosteroidea o con prodotti che favoriscono la circolazione sanguigna.

Articolo revisionato dal Dottor Fulvio Paduano  – Specialista in Otorinolaringoiatria presso la sede di Villa Aurora del Polo Sanitario

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L’intervento di protesi del ginocchio, quando serve e come funziona

La protesi del ginocchio può rappresentare la soluzione a serie patologie dell’articolazione, che diminuiscono la qualità della vita di chi ne soffre. Con l’artroprotesi di ginocchio, infatti, si può tornare a camminare, perché è un’operazione sicura ed efficace, che restituisce mobilità all’articolazione. In questo approfondimento, tutte le risposte alle domande più frequenti: dalle modalità di intervento fino alla riabilitazione. Le informazioni sono elaborate dagli specialisti in ortopedia e chirurgia del ginocchio del Polo Sanitario San Feliciano di Roma, un’eccellenza negli interventi protesici.

La protesi al ginocchio, l’operazione per tornare a camminare

Se il vostro ginocchio è stato danneggiato dall’artrosi o da un trauma, alcune semplici attività come camminare o usare le scale possono diventare impegnative e dolorose. Nei casi peggiori si può avere dolore all’articolazione anche a riposo.  Qualora l’uso di farmaci, gli opportuni cambiamenti nello stile di vita o persino l’uso di ausili non riescano più ad alleviare i disturbi, è opportuno che consideriate l’intervento di protesi del ginocchio come possibile soluzione.

L’artroprotesi di ginocchio, infatti, è una procedura chirurgica sicura ed efficace, in grado di:

  • far cessare il dolore:
  • correggere le deformità dell’arto;
  • consentire la ripresa delle normali attività.

La protesi di ginocchio, proposta per la prima volta alla fine degli anni ’60, è oggi una procedura chirurgica consolidata, grazie al continuo miglioramento delle tecniche chirurgiche e anestesiologiche e alla continua evoluzione tecnologica nel campo dei materiali e degli strumentari.

Il Registro italiano ArtroProtesi dell’Istituto Superiore di Sanità conta ormai circa 60.000 procedure di questo tipo all’anno sul territorio nazionale. Sia che abbiate già deciso di operarvi sia che stiate soltanto valutando le opzioni di trattamento, queste brevi righe si propongono di aiutarvi a comprendere i potenziali benefici e i limiti dell’intervento di artroprotesi di ginocchio. Di seguito infatti troverete una breve descrizione dell’anatomia del ginocchio, dei disturbi che possono colpire questa articolazione, di ciò che potete realisticamente aspettarvi dall’intervento e quali esercizi e attività possono favorire il recupero funzionale.

L’articolazione del ginocchio in breve

L’articolazione del ginocchio è la più grande del corpo umano ed è costituita dalla parte inferiore del femore, da quella superiore della tibia e dalla rotula (anteriormente). Le superfici terminali di queste tre ossa sono ricoperte da cartilagine, che favorisce il movimento. Tra femore e tibia sono interposti i menischi, che agiscono da ammortizzatori. La stabilità è garantita dai legamenti, mentre il movimento è generato dai muscoli. La membrana sinoviale infine fornisce il liquido che lubrifica l’articolazione.

Leggi anche: la sinovite al ginocchio

Le patologie che possono portare alla protesi di ginocchio

Come detto, l’intervento di protesi del ginocchio si rende necessario quando altre terapie, a carattere conservativo, si rivelano non risolutive per i disturbi che affliggono questa articolazione.

Le patologie che più frequentemente colpiscono il ginocchio e che possono portare alla necessità di protesi sono l’artrosi e l’artrite reumatoide.

L’artrosi colpisce in genere dopo i 50 anni e si manifesta spesso in pazienti con una familiarità per la patologia. La superficie cartilaginea si consuma e si crea di conseguenza attrito tra le superfici, con dolore e rigidità. In alcuni casi, l’artrosi consegue a patologie infantili (artrosi secondaria) o a traumi e fratture (artrosi post-traumatica), che provocano usura precoce dell’articolazione.

L’artrite reumatoide, invece, è una malattia autoimmune che induce infiammazione della membrana sinoviale e danneggia la cartilagine.

Quando è necessario mettere la protesi?

La decisione di sottoporsi ad artroprotesi del ginocchio deve conseguire a una diretta interazione tra il paziente, i suoi familiari e i curanti, il medico di medicina generale e lo specialista ortopedico. Sebbene la gravità della malattia, l’età e le caratteristiche psico-fisiche del paziente e l’esame clinico effettuato dall’ortopedico abbiano tutte un ruolo nel processo decisionale, il dato su cui fondare la decisione è la qualità di vita del paziente e quanto questa sia alterata dalla patologia del ginocchio.

Una volta stabilito questo, si possono discutere con il chirurgo ortopedico i dettagli della procedura, analizzando realisticamente i benefici, i potenziali rischi, i tempi di recupero e le modalità di utilizzo migliore della protesi per minimizzarne l’usura aumentarne la durata nel tempo.

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Artroprotesi ginocchio

L’intervento di protesi ginocchio: come funziona

La sostituzione del ginocchio o artroprotesi di ginocchio si dovrebbe, in realtà, definire come una procedura di rivestimento. Quello che avviene durante l’operazione, infatti, è la sostituzione della sola superficie dell’osso. Nei casi di protesi totale, la superficie di osso coinvolta riguarda sia tibia che femore. Nei casi di protesi parziale (monocopartimentale), invece, solo uno dei due.

L’intervento di protesi del ginocchio può essere sintetizzato in quattro fasi principali.

  • Preparazione dell’osso. Le superfici cartilaginee danneggiate del femore e della tibia vengono rimosse insieme a una piccola porzione dell’osso adiacente.
  • Posizionamento degli elementi metallici. Il tessuto rimosso viene rimpiazzato dalle componenti protesiche, che vengono fissate con cemento o sulla base di criteri tecnico-chirurgici.
  • Sostituzione della rotula. Nei casi in cui l’usura è maggiore anche la rotula viene sostituita, altrimenti ne viene solo rimodellata la forma e la superficie.
  • Posizionamento dell’inserto. Una componente in materiale plastico viene posto tra le superfici metalliche per favorirne lo scivolamento reciproco.

L’artroprotesi di ginocchio va tenuta distinta dall’artroscopia del ginocchio

Tempi di recupero e riabilitazione dopo l’applicazione della protesi

I tempi di recupero post artroprotesi del ginocchio dipendono dall’età e dalle condizioni fisiche e di salute del singolo paziente. Una volta eseguito l’intervento, in assenza di complicazioni o di situazioni particolari, si può essere dimessi anche nel giro di pochi giorni. Anche una volta rientrati a casa, però, è necessario sottoporsi scrupolosamente ad un protocollo di riabilitazione, che velocizzi i tempi con cui l’articolazione del ginocchio si abitua alla sua protesi. Solitamente, si deve camminare con le stampelle per un periodo variabile tra le 3 e le 6 settimane.

Il percorso di riabilitazione, finalizzato a riacquisire piena mobilità dell’articolazione con la protesi, si compone di una serie di esercizi e trattamenti di fisioterapia, da personalizzare sulle esigenze e sulle caratteristiche del singolo.

La protesi di ginocchio a Roma: gli specialisti del Polo Sanitario San Feliciano

Il Polo Sanitario San Feliciano rappresenta un’eccellenza, a Roma, negli interventi chirurgici di applicazione della protesi del ginocchio. Le due equipe ortopediche specializzate, presenti nella sede di Val Cannuta (San Feliciano) e guidate dal Prof. Fabrizio Margheritini e dal Dott. Massimiliano Magaletti, realizzano, ogni anno, circa mille interventi di artroprotesi al ginocchio.

Contatta l’Unità Specialistica di Ortopedia e chirurgia del ginocchio di Roma

L’artroprotesi del ginocchio: guida breve in 9 domande e risposte

Trattandosi di un’operazione importante, pur se efficace e sicura, l’impianto di protesi al ginocchio suscita sempre molti dubbi e domande tra i pazienti. Di seguito, sono raccolte le principali, con le conseguenti risposte.

Come ci si prepara all’intervento?

La fase preoperatoria è simile a quella di qualsiasi altro intervento chirurgico, soprattutto per quanto riguarda le indicazioni generali.

Che anestesia viene utilizzata per l’operazione?

Normalmente, l’artroprotesi di ginocchio viene realizzata in anestesia totale. Eccezionalmente, su indicazione del medico anestetista e in accordo con il paziente, è possibile anche procedere con anestesia epidurale.

Quanto dura l’intervento?

In assenza di situazioni particolari, l’operazione per l’innesto della protesi al ginocchio dura circa 1 ora.

In che materiale vengono realizzate le protesi?

Le protesi per le ginocchia possono essere realizzate in materiali diversi, tutti biocompatibili. Generalmente si tratta di leghe metalliche, con la presenza costante di titanio.

Qual è il costo della protesi al ginocchio?

Presso il Polo Sanitario San Feliciano di Roma, gli interventi di protesi di ginocchio sono effettuati in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale e quindi senza costi a carico del paziente.

Una volta applicata, la protesi può dare dolore?

Avvertire dolore nella fase postoperatoria e di riabilitazione è assolutamente normale (fino a 6 settimane). Qualora, invece, il dolore si presenti anche a distanza di mesi, è necessario rivolgersi allo specialista per indagare eventuali complicazioni.

Quanto dura la protesi al ginocchio?

La durata della protesi dipende molto dalla qualità della stessa e dall’attività a cui si sottopone il ginocchio. La durata media è di circa 20 anni.

Ci sono rischi di complicanze?

L’operazione di innesto della protesi al ginocchio presenta i normali rischi di complicanze associati ad interventi chirurgici, come le infezioni e le trombosi. Quest’ultima conseguenza negativa, che può essere causata dall’immobilismo prolungato della gamba, può essere contrastata muovendo frequentemente l’arto, assumendo farmaci anticoagulanti su prescrizione medica e indossando speciali calze elastiche.

Quali sono i movimenti a cui prestare attenzione dopo l’intervento?

Nelle settimane della riabilitazione, l’articolazione va riabituata gradualmente anche ai movimenti più comuni. Da evitare sono azioni come inginocchiarsi, accavallare le gambe, ruotare il ginocchio o sedersi su piani troppo bassi. Inoltre, è bene prestare attenzione a come si dorme e a come si salgono e scendono le scale. Per dormire, è consigliato posizionarsi supini oppure sdraiarsi sul fianco della gamba non operata, con un cuscino in mezzo alle gambe. Quando si salgono le scale con le stampelle, invece, bisogna fra avanzare prima l’arto sano; viceversa, quando si scende, la precedenza va alla gamba con il ginocchio operato.

 

Articolo revisionato dal Professor Fabrizio Margheritini, specialista in chirurgia del ginocchio

Ortopedia e chirurgia ortopedica a Roma – Polo Sanitario Accreditato San Feliciano


Vaccinazione caregiver lazio

Avviso importante: aggiornamento Regione Lazio su vaccinazione accompagnatori

Come recentemente stabilito da una nota della Direzione Regionale Salute e Integrazione Sociosanitaria, coloro che forniscono assistenza continuativa alle persone con codice di esenzione C02 (invalidi civili al 100% di invalidità con indennità di accompagnamento) e C05 (ciechi assoluti o con residuo visivo non superiore a 1/10 ad entrambi gli occhi) potranno essere vaccinate solo se sono accompagnatori principali e di età non inferiore a 18 anni.

Gli accompagnatori che rispettano questi requisiti potranno prenotarsi al numero dedicato del Sistema Sanitario Regionale 06 164 161 841 (dal lunedì al venerdì 7:30-19:30, sabato 7:30-13) comunicando il codice fiscale della persona assistita.

Si fa presente che in merito, la Casa di Cura Villa Aurora non ha competenza e non può procedere autonomamente alle vaccinazioni e alle prenotazioni.

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