Vaccinazione Covid-19, appuntamento al Tennis and Friends

Sabato 9 e domenica 10 ottobre, dalle 10 alle 18, gli operatori sanitari della Asl Roma1 insieme a quelli del Polo sanitario accreditato San Feliciano saranno al Tennis and Friends per continuare la campagna di vaccinazione anti-covid.

Ti aspettiamo al Villaggio della Salute, al Foro Italico.

Non serve la prenotazione.

Centro Vaccinale Villa Aurora, dal 1° settembre vaccini Covid-19 senza prenotazione

Villa Aurora è punto vaccinale ufficiale della Regione Lazio per la somministrazione dei vaccini contro il Covid 19. In questo articolo sono raccolte tutte le disposizioni relative all'accesso libero, alla prenotazione della vaccinazione e all'ingresso in struttura.

Vaccinazione Covid a Roma: prenotazione e accesso libero

Come da disposizioni della Regione Lazio, a partire dal 1° settembre 2021, è possibile ricevere la prima dose di vaccino contro il Covid-19 anche senza prenotazione, recandosi direttamente presso il Centro Vaccinale di Villa Aurora, in via Mattia Battistini 44 a Roma, muniti di tessera sanitaria. L'accesso libero è possibile, dal lunedì al sabato, dalle 10,30 alle 16.

Si segnala, comunque, che verrà data precedenza a chi si è prenotato attraverso i canali ufficiali della Regione Lazio.

A tutti coloro che scelgono l'accesso libero, una volta effettuata la vaccinazione, verrà comunicata la data della seconda dose. Presso la struttura, infatti, viene somministrato il vaccino Pfizer, che prevede due dosi a distanza di 21 giorni.

Il sistema di prenotazione, però, resterà comunque attivo e continuerà ad essere gestito esclusivamente dal Sistema Sanitario Regionale, tramite il sito salutelazio.it e secondo le priorità stabilite a livello nazionale. In merito, la Casa di Cura Villa Aurora non ha nessuna competenza e non può procedere autonomamente alle prenotazioni.

Prenota il vaccino sul sito ufficiale

Accesso alla struttura per effettuare la vaccinazione

Per agevolare l’utenza, sono stati creati due percorsi autonomi di accesso alla struttura per chi deve effettuare i tamponi e per chi deve ricevere il vaccino. Nello specifico:

  • Accettazione vaccini: è situata nella tensostruttura allestita davanti all’ingresso principale;
  • Accesso all’area riservata per i tamponi: avviene dall’ingresso secondario, posto alla fine della recinzione azzurra che circonda Villa Aurora.

Inoltre, i percorsi sono evidenziati con specifiche segnaletiche.

Tutte le notizie sul Covid-19

Campagna di vaccinazione della Regione Lazio: link e informazioni utili

Continua la campagna di vaccinazione contro il Covid-19 della Regione Lazio, destinata alle persone residenti all'interno del territorio regionale. Attualmente, sono in corso le prenotazioni per le vaccinazioni delle seguenti categorie:

  • persone over 80 (nati nel 1941 o precedenti);
  • persone di età compresa tra i 12 e i 79 anni (nati tra il 1942 e il 2009);
  • persone cieche assolute o con residuo visivo non superiore a 1/10 per ciascun occhio (codice di invalidità civile C05);
  • persone particolarmente vulnerabili (qui l'elenco) o titolari di esenzione C02
  • persone con almeno 18 anni (nati fino al 2003) e con comorbilità (cioè affetti da una delle patologie identificate dalla Tabella 3 delle Raccomandazioni Nazionali);
  • persone (over 40) iscritte all'AIRE, residenti all'estero o membri del personale estero presso le ambasciate.

Inoltre, è consentita anche la prenotazione della vaccinazione per i caregiver di coloro che hanno invalidità civile C02 o C05, secondo regole specifiche (qui l'approfondimento sul tema).

Tutte le prenotazioni devono essere effettuate attraverso l'apposito portale messo a disposizione dalla Regione Lazio o contattando telefonicamente il numero 06 164 161 841. Il numero è attivo dal lunedì al venerdì, dalle 7,30 alle 19,30, e il sabato dalle 7,30 alle 13.

Informazioni ufficiali della Regione Lazio sulla campagna vaccinale

Prenota il vaccino

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terapia sclerosanti

Sclerosanti, 7 domande sulla terapia per ridurre capillari e vene varicose

Le terapie sclerosanti sono efficaci nel trattamento dei capillari visibili e delle vene varicose. La loro esecuzione è praticamente indolore e svolta ambulatorialmente da un chirurgo vascolare, senza necessità di anestesia. Ecco, nel dettaglio, come funzionano le sclerosanti, cosa bisogna fare prima e dopo e quali sono benefici e controindicazioni.

Cos’è la terapia sclerosante e quando si fa?

La terapia sclerosante è un trattamento finalizzato alla riduzione e all’eliminazione degli inestetismi cutanei causati da capillari visibili e vene varicose. Si tratta di problematiche piuttosto frequenti soprattutto sulle gambe e in pazienti donne. Capillari e vene varicose, in genere, non hanno risvolti negativi sulla salute fisica ma possono presentarsi come inestetismi piuttosto gravi e provocare fastidio e imbarazzo.

Come si effettuano le sclerosanti e chi le effettua?

La terapia sclerosante è un intervento di tipo ambulatoriale, realizzato dal chirurgo vascolare o dal medico specialista in angiologia, previa valutazione dello stato della circolazione del paziente. La seduta terapeutica consiste nell’iniezione nel vaso sanguigno interessato di una specifica soluzione (liquida o in mousse) che provoca una reazione infiammatoria localizzata (flebite chimica). L’esito finale della sclerosante è la chiusura del capillare e la sua scomparsa o riduzione.

Quanto dura una seduta sclerosante e quante sedute servono per vedere i risultati?

In tutto, una seduta di terapia sclerosante dura tra i 30 e i 60 minuti. Il numero di sedute necessarie per realizzare un trattamento completo, invece, non può essere predeterminato perché dipende dalla situazione di partenza (soprattutto numero dei capillari e varici visibili e loro estensione).

Le sclerosanti fanno male?

Sottoporsi alle sclerosanti non è assolutamente doloroso. Tanto è vero che le sedute vengono effettuate senza anestesia. Al massimo, può capitare di avvertire un leggero prurito o bruciore nella zona in cui viene effettuata l’iniezione. Disturbi che sono destinati a sparire già al termine della terapia o nei giorni immediatamente seguenti.

Cosa fare e cosa non fare dopo la scleroterapia?

La preparazione alla seduta di sclerosante non è particolarmente gravosa per il paziente. È sufficiente astenersi, nelle 24 ore precedenti, dall’applicazione di creme nella zona interessata o dalla depilazione dell’area.

Dopo la terapia, invece, è necessario avere alcuni accorgimenti per consentire la perfetta guarigione e la massimizzazione dei risultati. Per circa una settimana è consigliabile indossare bende o calze a compressione graduata. Inoltre, è fondamentale evitare bagni caldi, saune, esposizione ai raggi solari (per almeno un paio di mesi) e, in generale, a qualsiasi fonte di calore. Per questa ragione, i periodi ideali per effettuare le sclerosanti sono autunno e inverno.

Quali sono i benefici della terapia sclerosante?

Come già detto, il beneficio principale della scleroterapia è la scomparsa o la riduzione dei capillari visibili e delle vene varicose. Consente, quindi, di eliminare dei fastidiosi inestetismi. È bene sottolineare che i risultati delle sclerosanti non sono immediatamente visibili ma si possono apprezzare dopo alcune settimane (anche un paio di mesi, per i trattamenti che interessano i vasi più grandi).

Quali sono le controindicazioni delle sclerosanti?

Il trattamento sclerosante è sconsigliato per i pazienti che si trovano nelle seguenti condizioni:

  • gravidanza e allattamento;
  • parziale o totale impossibilità di deambulazione;
  • precedenti episodi (nell’ultimo anno) di tromboflebite superficiale;
  • precedenti episodi (nell’ultimo anno) di trombosi venosa profonda;
  • diabete e diabete mellito;
  • malattie renali;
  • epatite acuta;
  • cirrosi epatica;
  • febbre;
  • asma;
  • miocardite ed endocardite,
  • tumori

Articolo revisionato dal Dottor Marco Franceschini, specialista in Angiologia e Flebologia

Terapia sclerosante a Roma | Polo Sanitario San Feliciano


artrosi

Artrosi, la patologia degenerativa che blocca le articolazioni

Un approfondimento dedicato all’artrosi: caratteristiche, cause, sintomi e possibili cure. L’artrosi è una patologia degenerativa invalidante, che colpisce soprattutto le persone anziane e può essere responsabile di gravi forme di inabilità.

L’artrosi è una malattia degenerativa che interessa le articolazioni. Si tratta di una patologia piuttosto diffusa, soprattutto nella popolazione anziana (si stima che in Italia ne soffrano più di quattro milioni di persone) e che può avere esiti invalidanti, causando  dolore e difficoltà nei movimenti della vita quotidiana. Nonostante l’alta incidenza, però, è anche un disturbo poco conosciuto, su cui spesso si fa confusione (ad esempio, confondendola con l’artrite). In questo articolo si cerca di fare chiarezza, spiegando in maniera semplice e sintetica caratteristiche, sintomi, cause e possibili terapie dell’artrosi.

Breve premessa: articolazioni e cartilagine

Prima di entrare nel dettaglio della patologia, però, si rende necessaria una piccola premessa sulle strutture che vengono colpite dall’artrosi e cioè le articolazioni.

Nel corpo umano, le articolazioni sono di tre tipologie (fisse, semi mobili e mobili) e svolgono un ruolo fondamentale. Soprattutto quelle mobili, hanno il compito di rendere possibili numerosi movimenti. Basti pensare, ad esempio, al “banale” atto del camminare, che chiama in causa molteplici articolazioni: dita dei piedi, caviglia, ginocchio, anca. Discorso analogo anche per le braccia: quando gesticoliamo azioniamo le articolazioni di dita, polso, gomito e spalla. Una menzione a parte merita poi la colonna vertebrale che peraltro rappresenta anche il nostro sistema di compenso naturale. Ogni articolazione, quindi, viene continuamente sottoposta ad altissime sollecitazioni durante la vita di una persona.

Ma da cosa sono costituite le articolazioni? Dalle seguenti componenti: le cartilagini (che rivestono le estremità delle ossa), il liquido sinoviale (che nutre le strutture articolari) e la capsula articolare (che avvolge l’articolazione). L’artrosi coinvolge sostanzialmente la cartilagine, che è un tessuto elastico, poco vascolarizzato e dotato di scarsa capacità di rigenerarsi. Il ruolo del tessuto cartilagineo è quello di proteggere l’osso ed evitare frizioni durante il movimento dell’articolazione.

L’elettrostimolazione antalgica come terapia del dolore

Cos’è l’artrosi e quali sono le diverse tipologie

A questo punto, è possibile rispondere alla domanda principale: che cos’è l’artrosi? La definizione medica è la seguente:

l’artrosi (o osteoartrosi) è una patologia degenerativa cronica che provoca la riduzione o la perdita della cartilagine.

Inoltre, con il tempo, l’artrosi altera anche la struttura e l’anatomia superfici ossee.

Nello specifico, la cartilagine si riduce progressivamente fino a scomparire del tutto scoprendo le superfici ossee, che entrano in contatto tra loro causando dolore e limitazioni durante i movimenti.

Le articolazioni maggiormente esposte al rischio di artrosi sono quelle più sollecitate. In particolare, le grandi articolazioni degli arti inferiori (anca e ginocchio) seguite dalla colonna vertebrale e dalla spalla, nonché dalle piccole articolazioni delle mani, in particolare del primo dito (rizoartrosi)

Artrosi primaria e secondaria

L’artrosi può essere:

  • primaria: se si manifesta in un’articolazione sana, senza cause apparenti;
  • secondaria: se è la conseguenza di traumi o altre patologie (come deformità congenite o acquisite, infezioni, infiammazioni)

Artrosi e artrite

E’ bene precisare poi che esiste una differenza tra artrosi e artrite, spesso considerate come  la stessa patologia. Non è così. L’artrite, infatti, è una patologia infiammatoria, mentre l’artrosi è una patologia degenerativa, anche se poi spesso il processo infiammatorio e quello degenerativo sono associati.

I sintomi per riconoscere l’artrosi

I sintomi comuni a tutte le tipologie di artrosi, a prescindere dall’articolazione coinvolta, sono essenzialmente tre:

  • dolore: che si manifesta con il movimento o con il sovraccarico funzionale, ma negli stadi avanzati e più gravi anche a riposo;
  • rigidità articolare: soprattutto mattutina;
  • riduzione dei movimenti.

Inoltre, l’artrosi nel tempo conduce ad una deformità delle articolazioni che in alcuni distretti assumono delle caratteristiche specifiche, come ad esempio nelle piccole articolazioni delle mani (noduli di Heberden). A volte, poi, l’artrosi può essere responsabile di disturbi associati, come nel caso della colonna vertebrale, in cui la compressione esercitata sulle radici nervose causa dolore e disturbi della sensibilità come addormentamento e formicolio.

La diagnosi

La comparsa di uno o più dei sintomi sopra menzionati, dovrebbe indurre il paziente a recarsi da uno specialista ortopedico. Il percorso diagnostico-terapeutico solitamente è fatto di esami strumentali (RX, TC, RM) e di laboratorio, nonché di una accurata valutazione clinica. Solo al termine di questo iter, il medico indicherà il trattamento più adeguato.

Le cause dell’artrosi e i fattori di rischio

Ad oggi, non sono state ancora chiarite esattamente le cause dell’artrosi.

I fattori che però sono maggiormente associati all’insorgere ed al peggioramento della malattia sono:

  • l’età: con l’avanzare degli anni, la cartilagine tende a perdere elasticità e questo la espone a maggiori rischi di lesioni;
  • l’obesità: è un fattore di rischio soprattutto per le articolazioni degli arti inferiori (anca, ginocchio, caviglia e piedi), dal momento che l’eccesso di peso le sottopone a marcate sollecitazioni;
  • la familiarità: in alcuni soggetti esiste una maggiore tendenza a sviluppare l’artrosi, di più e più precocemente, per una predisposizione geneticamente determinata soprattutto nel caso in cui siano presenti malattie metaboliche ereditarie;
  • il sovraccarico funzionale: è il caso dei microtraumi ripetuti causati da attività lavorative o ludico-sportive, che sollecitano in modo intenso e continuativo le articolazioni, favorendone il progressivo deterioramento;
  • le patologie infiammatorie croniche: è il caso della gotta o dell’artrite reumatoide;
  • le fratture: soprattutto se coinvolgono le superfici articolari causando un danno cartilagineo che nel tempo evolve verso un quadro di artrosi definita post-traumatica.

I rimedi contro l’artrosi: come prevenirla e come curarla

Trattandosi di una patologia degenerativa, l’artrosi non può essere curata in modo risolutivo e definitivo, cioè fino alla guarigione. Quello che possiamo fare è innanzitutto cercare di prevenirla riducendo tutti quei fattori secondari di cui abbiamo parlato. Allo stesso tempo, è possibile lavorare per rallentarne il decorso e attenuarne la sintomatologia, migliorando la qualità della vita del paziente.

Per quanto riguarda la prevenzione, è di fondamentale importanza fare attività fisica e seguire un’alimentazione ricca di vitamine, antiossidanti, omega 3 e minerali. Frutta, verdura e pesce, quindi, sono ottimi alleati. Da evitare invece l’alcol.

Gli stessi accorgimenti possono essere utili anche per rallentarne il decorso, qualora si fosse già manifestata.

Il trattamento invece è sempre conservativo (non chirurgico) in una prima fase, con  farmaci antidolorifici e antinfiammatori, per attenuare il dolore,  fisioterapia per mantenere e migliorare l’articolarità e il tono muscolare, infiltrazioni intrarticolari (cortisone - acido ialuronico), che aiutano a sfiammare e a lubrificare le superfici  articolari riducendo l’attrito meccanico durante i movimenti. Solo nei casi più gravi e in alcuni distretti (anca, ginocchio, spalla) si può si può ricorrere alla chirurgica con innesto di protesi.

Articolo revisionato dal Dottor Stefano Di Gennaro – Specialista in chirurgia della spalla

Ortopedia e traumatologia a Roma


world patient safety day

Giornata nazionale per la sicurezza delle cure e della persona assistita

Il Polo Sanitario Accreditato San Feliciano aderisce alla Giornata nazionale per la sicurezza delle cure e della persona assistita, che coincide, a livello mondiale, con il World Patient Safety Day, in programma per il 17 settembre. Un’occasione cruciale di sensibilizzazione sul tema della sicurezza delle cure e, più in generale del diritto alla salute. Ecco le iniziative in programma.

World Patient Safety Day e Giornata nazionale per la sicurezza delle cure e della persona assistita

Il 17 settembre di ogni anno, in tutto il mondo, si celebre il World Patient Safety Day, cioè la Giornata internazionale della sicurezza dei pazienti. Da due anni, in Italia, a questa ricorrenza si affianca e si sovrappone la Giornata nazionale per la sicurezza delle cure e della persona assistita, a cui aderisce anche il Polo Sanitario Accreditato San Feliciano.

L’intento di questa ricorrenza è quello di sensibilizzare gli operatori del settore sanitario e l’opinione pubblica sull’importanza della sicurezza delle cure, che è parte integrante del diritto alla salute, sancito dalla Costituzione. La Giornata è stata istituita ufficialmente nel 2019, su iniziativa del Ministero della Salute, aderendo alle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Le dieci regole d’oro per la sicurezza

Garantire la sicurezza del paziente è compito fondamentale di chiunque lavori all’interno di una struttura sanitaria. Ecco le 10 regole d’ora da tenere a mente:

  • Curare le mani
  • Conoscere il paziente e raccogliere da lui tutte le informazioni utili
  • Preparare con attenzione l’intervento chirurgico
  • Collaborare con gli altri operatori e supervisionare
  • Curare la collaborazione tra operatori
  • Prendersi cura di sé stessi
  • Verificare le condizioni dell’ambiente in cui si opera
  • Istruire i familiari e i volontari
  • Segnalare eventi evitati ed eventi avversi
  • Occuparsi della propria formazione

Scarica l’opuscolo con i 10 consigli

Le iniziative del Polo Sanitario San Feliciano

In occasione del World Patient Safety Day, il Polo sanitario Accreditato San Feliciano metterà in atto diverse iniziative di comunicazione e sensibilizzazione. All’interno delle strutture, infatti, sarà presente un corner interamente dedicato alla Giornata. Inoltre, in entrambe le sedi del Polo, saranno distribuiti materiali informativi, con l’obiettivo di veicolare a un pubblico più ampio possibile gli importanti messaggi della campagna.

Scarica la locandina


#iomitesto, campagna di sensibilizzazione sull’importanza dei test Covid-19

Il Polo Sanitario Accreditato San Feliciano aderisce a #iomitesto, la campagna di comunicazione e sensibilizzazione sull’importanza dei test Covid-19.

L’iniziativa – promossa da Editree e curata da Altrimedia con il contributo non condizionante di Abbott - ha lo scopo di informare sull’importanza delle tre tipologie di screening oggi disponibili:

  • Test sierologico
  • Test molecolare (tampone)
  • Test antigienico (rapido)

Come funziona #iomitesto

Il sito iomitesto.it è interamente dedicato al Covid-19, con una dettagliata raccolta di domande e risposte dedicate al Covid-19, all’utilità del test sierologico, e al diverso ruolo dei tamponi molecolari e antigienici.

È inoltre presente una mappa virtuale che permette di trovare il laboratorio di analisi più vicino dove effettuare i test.

Quali test puoi fare al Polo Sanitario San Feliciano di Roma?

Presso i laboratori di analisi delle nostre sedi di via di Val Cannuta (Casa di Cura San Feliciano) e via Battistini (Casa di Cura Villa Aurora) è possibile effettuare i seguenti test:

Tutte le informazioni sul Covid-19


disturbi deglutizione

Difficoltà a deglutire: cause, sintomi e cure della disfagia

La deglutizione è un meccanismo complesso che può andare incontro a problemi, che si manifestano con la cosiddetta disfagia. Le difficoltà a deglutire nascono da cause diverse. Una corretta diagnosi, previa valutazione deglutologica, è fondamentale per individuare il trattamento più adeguato.

La deglutizione è uno dei tanti “movimenti” che compiamo continuamente senza neanche accorgercene. Proprio come respirare o sbattere le palpebre. Il fatto che la deglutizione sia un processo fisiologico e “automatico”, però, non significa che sia semplice. Anzi, è un meccanismo piuttosto complesso e governato da una sofisticata coordinazione muscolare. Ce ne rendiamo conto soprattutto quando il suo funzionamento “si inceppa”: “non riesco a deglutire”, “faccio fatica a deglutire”. E la sensazione non è affatto piacevole, soprattutto quando diviene una costante nel tempo (e non più un episodio isolato).

Leggi anche: i disturbi della voce

Cos’è la disfagia

L’alterazione dei meccanismi che sono alla base della deglutizione può determinare la comparsa di disfagia, cioè la difficoltà nella deglutizione, più o meno grave. Si tratta di un problema più comune di quanto si pensi. Secondo studi epidemiologici, circa il 15% della popolazione anziana soffre di questo disturbo. È bene precisare, però, che la disfagia può manifestarsi a qualsiasi età.

I sintomi della disfagia

I sintomi che più comunemente si associano a problemi nel deglutire sono:

  • sensazione di difficoltà nella progressione del bolo;
  • sensazione di corpo estraneo ipofaringo-laringeo;
  • rigurgiti alimentari;
  • tosse ai pasti;
  • impossibilità ad alimentarsi per bocca (nei casi più gravi).

Perché fatico a deglutire? Le cause dei disturbi della deglutizione

Solitamente, le cause dei disturbi nella deglutizione sono da ricercarsi nell’esistenza di altre malattie. Alcune delle patologie che possono associarsi a disturbi della deglutizione sono rappresentate da:

  • Patologie infiammatorie croniche (reflusso)
  • Disturbi del movimento della muscolatura esofagea (spasmi, discinesie)
  • Diverticoli esofagei (Diverticolo di Zenker)
  • Patologie della colonna cervicale (osteofitosi)
  • Patologie neurologiche (patologie neurodegenerative, neuropatie periferiche)
  • Patologie tumorali

Questo non significa, però, che non possano avere problemi a deglutire anche persone sane. Accade spesso, ad esempio, negli anziani e l’insorgenza di questo fastidio può dipendere dall’uso di alcuni farmaci.

Diagnosi e cura della disfagia: dalla valutazione deglutologica al trattamento

La cura delle patologie della deglutizione, così come di quelle della voce, può seguire diversi approcci: terapia medica, riabilitazione, trattamento chirurgico. Anche i professionisti coinvolti possono essere diversi: dall’otorinolaringoiatra al logopedista, fino al fisioterapista.

Qualsiasi terapia, però, non può che fondarsi su un’adeguata diagnosi, previa valutazione deglutologica. Si tratta di una visita medica che prevede lo studio delle vie aerodigestive superiori tramite:

  • orofaringoscopia;
  • videolaringoscopia a fibre ottiche;
  • valutazione dinamica endoscopica tramite l’osservazione diretta della deglutizione di boli a diverse consistenze (FEES: Flexible Endoscopic Evaluation of Swallowing).

Tali esami, accostati ad un’attenta anamnesi, permettono al medico specialista di valutare e di quantificare eventuali disturbi, di identificare (ove possibile) la causa sottostante e di impostare un percorso terapeutico adatto alle necessità del paziente.

Articolo revisionato dal Dottor Marco Fantini – Specialista in Otorinolaringoiatria, esperto in Vocologia e Deglutologia, presso il Polo Sanitario San Feliciano

Visita per lo studio della deglutizione a Roma


artrosi del pollice

Rizoartrosi, cos’è e come si cura l’artrosi del pollice che invalida la mano

La Rizoartrosi, o artrosi del pollice, è tra le più comuni forme di artrosi che colpiscono la mano. Si manifesta con dolore e gonfiore alla base del pollice e con una progressiva limitazione funzionale dei semplici movimenti del dito. Le cause possono essere diverse e vanno dalla predisposizione genetica fino all’usura delle superfici articolari che si osserva con l’invecchiamento. La cura, a seconda dei casi, può avvalersi di un approccio conservativo o chirurgico.

L’importanza del pollice nella vita di tutti i giorni è qualcosa che tendiamo a sottovalutare. Eppure, la storia dell’uomo ci insegna che un balzo in avanti nella scala evolutiva lo abbiamo fatto proprio grazie al “pollice opponibile”, cioè alla possibilità di toccare con la punta del pollice tutte le altre dita della mano, consentendoci di afferrare e stringere gli oggetti, ma anche di manipolarli con estrema precisione.

E se questa capacità si indebolisse o venisse meno? Purtroppo, l’eventualità non è così remota. Succede, ad esempio, quando si è affetti da rizoartrosi, cioè l’artrosi del pollice. Ecco perché si tratta di una patologia della mano da non sottovalutare, in quanto potenzialmente invalidante, oltre che piuttosto dolorosa. Per fortuna, però, ci sono diversi rimedi per poterla trattare. In questo articolo, si approfondiscono le caratteristiche della Rizoartrosi, a partire dalle sue cause e dai sintomi, per arrivare alle diverse terapie disponibili.

Leggi l'approfondimento dedicato all'artrosi

Cos’è la Rizoartrosi: definizione e caratteristiche

La Rizoartrosi è una particolare forma di artrosi che colpisce l’articolazione che sta alla base del pollice (articolazione trapezio-metacarpale), spesso bilateralmente.

Tra le diverse forme di artrosi che interessano le piccole articolazioni delle mani, quella del pollice è la più diffusa, anche se spesso la sua incidenza nella popolazione è sottostimata per ritardi nella diagnosi. Clinicamente è caratterizzata da intenso dolore alla base del pollice che, inizialmente, compromette le semplici funzioni della mano nelle normali attività quotidiane ma che, con il progressivo aggravamento dell’artrosi, può risultare piuttosto invalidante.

I sintomi

I sintomi più frequenti dell’artrosi del pollice sono:

  • Dolore localizzato alla base del dito (anche notturno, con mano a riposo);
  • Gonfiore e tumefazione della zona;
  • Rigidità dell’articolazione;
  • Difficoltà di movimento;
  • Progressiva deformazione del dito.

Dolore al pollice? Leggi anche: La malattia di De Quervain

La diagnosi

L’insorgenza dei sintomi appena elencati, o semplicemente di alcuni di essi, rappresenta una valida ragione per prenotare una visita specialistica ortopedica. In molti casi la sola visita specialistica, con l’esame clinico e la raccolta dei sintomi, è sufficiente per fare una corretta diagnosi che andrà, però, integrata con esami strumentali specifici come la RX e, raramente, la TAC.

Presso il Polo Sanitario San Feliciano è attivo un efficiente reparto di diagnostica per immagini

Le cause dell’artrosi del pollice

Analizzando le cause della Rizoartrosi, il fattore di rischio più rilevante è rappresentato dall’età. Tendenzialmente, infatti, l’artrosi del pollice si manifesta nella fascia di popolazione oltre i 50 anni di età e con una maggiore incidenza tra le donne in menopausa; raramente colpisce, invece, le fasce di popolazione giovane. Questo significa che l’artrosi del pollice trova spesso la sua origine nel fisiologico e progressivo deterioramento delle superfici articolari (la cartilagine) che si osserva, indipendentemente dalla sede, con gli anni.

L’invecchiamento, però, non è certo l’unico fattore di rischio. Tra gli altri fattori chiamati in causa come responsabili dell’insorgenza della Rizoartrosi riconosciamo la predisposizione genetica all’artrosi, pregressi infortuni al primo dito e frequenti microtraumi alle mani. A tal proposito, vale la pena sottolineare come la Rizoartrosi sia stata riconosciuta, in alcune circostanze, come malattia professionale, tipica di lavoratori costretti a movimentare a mano pesi importanti (operai edili, traslocatori, addetti alle catene di montaggio, ecc).

Leggi anche: Il morbo di Dupuytren

I rimedi per la cura della rizoartrosi

Ad oggi, purtroppo, non esistono cure in grado di bloccare il processo degenerativo delle cartilagini articolari (artrosi) e questo è valido anche per la Rizoartrosi. Per cui, quando si parla di rimedi per la Rizoartrosi, è bene specificare che si tratta, nella maggior parte dei casi, di cure che, migliorando la sintomatologia dolorosa, incidono positivamente anche  sulla qualità di vita del paziente.

La scelta del trattamento dipende, quindi, da diversi fattori come età, condizioni generali del paziente e gravità del quadro clinico e radiografico.

Terapia conservativa: farmaci antidolorifici, riposo e tutore

Quando la malattia si trova in uno stadio iniziale e/o non particolarmente invalidante è preferibile procedere con un approccio conservativo. Tale terapia può essere di tipo farmacologico, fisioterapico o misto e si avvale di:

  • Farmaci antinfiammatori;
  • Trattamenti fisioterapici (correnti antalgiche/anti-infiammatorie, Tecarterapia, ultrasuoni etc…);
  • Tutore rigido per il primo dito che, bloccando il movimento della base del pollice e lasciando libero il movimento della punta, allevia il dolore consentendo al contempo un parziale utilizzo della mano.

Intervento di chirurgia della mano

Nei casi più gravi la soluzione ideale e definitiva è rappresentata dall’intervento chirurgico, eseguito da uno specialista in chirurgia della mano. Anche in questo caso ci sono più opzioni e la scelta della tecnica spetta al chirurgo ortopedico sulla base delle condizioni cliniche generali e delle richieste funzionali del paziente.

Una prima soluzione efficace è, ad esempio, l’ intervento di artroplastica in sospensione dove si sacrifica l’articolazione trapezio-metacarpale con l’asportazione del trapezio, garantendo lunghezza e movimento del dito grazie all’interposizione di parte del tendine dell’abduttore lungo del pollice che viene trasposto e fissato al primo metacarpo.

In altre condizioni, lo spazio lasciato libero dall’asportazione del trapezio può essere colmato dall’impianto di una protesi, mentre molto più rare e limitate ai casi iniziali sono le indicazioni alla tecnica artroscopica.

Si tratta di interventi chirurgici ben codificati e standardizzati che danno ottimi risultati sia dal punto di vista della sintomatologia dolorosa che del recupero della funzione e con un decorso post-operatorio che richiede circa 3/4 settimane di immobilizzazione della mano, seguito da un percorso di riabilitazione e fisioterapia di circa 1-2 mesi.

Scopri il reparto di medicina riabilitativa del Polo Sanitario San Feliciano di Roma

Medicina e chirurgia rigenerativa

La medicina rigenerativa rappresenta, infine, l’ultima frontiera nella ricerca di cure contro l’artrosi. Consiste nelle infiltrazioni intra-articolari o in tecniche di chirurgia mininvasiva e impiega la biologia molecolare e la ricerca relativa alle cellule staminali per la sostituzione o ricostruzione dei tessuti e delle cellule danneggiate.

Articolo revisionato dal Dottor Alessandro Patricola – Specialista in chirurgia della mano

Ortopedia e traumatologia a Roma | Polo Sanitario Accreditato San Feliciano


Problemi alla voce

Disturbi della voce, problemi troppo spesso trascurati

I disturbi della voce sono patologie molto comuni ma poco considerate. Le loro cause possono essere diverse, così come le possibili terapie. Per un corretto studio della voce e per identificare la cura migliore è necessario rivolgersi a un otorino o a un foniatra.

Nella vita quotidiana, la voce svolge un ruolo fondamentale, di cui spesso neanche ci si rende conto. Maggiore consapevolezza ce l’hanno solo coloro che con la voce di lavorano: cantanti e attori, giornalisti radiotelevisivi, insegnanti, addetti alle relazioni con il pubblico, operatori di call center e molti altri (vedi tabella).

Questa centralità della voce nelle attività umane comporta anche l’insorgere di disturbi specifici? La risposta è sì. Nel mondo, circa il 30% delle persone soffre di disturbi della voce. Un dato piuttosto alto, che evidenza una notevole diffusione di questi problemi. Eppure, tra tutti coloro che ne sono affetti, solo il 20% si reca da uno specialista (otorino o foniatra). Perché accade questo? È evidente che c’è una sottovalutazione dell’importanza della voce e del fatto che questa possa “ammalarsi” lungo l’arco della vita.

Insomma, la voce, in senso lato l’insieme dei suoni che vengono emessi dal corpo umano con valenza comunicativa o informativa, viene data quasi per scontata e non considerata come “parte” del nostro organismo. Un errore, di cui ci si rende conto solo quando, per qualche giorno, la voce si abbassa o viene a mancare. Invece, la capacità umana di emettere suoni è qualcosa di estremamente complesso e delicato, che andrebbe trattato con cura. Non a caso, esiste una disciplina apposita che se ne occupa, cioè la vocologia che coinvolge diverse professionalità: medico otorinolaringoiatra o foniatra, logopedista, insegnante di vocalità, fisioterapista, eccetera.

A Roma, presso il Polo Sanitario San Feliciano, è attivo il servizio di studio della voce

Disturbi della voce

Quali sono i disturbi della voce?

Se quanto detto finora è vero, allora vale la pena dare importanza ai disturbi della voce ed approfondirli. E la prima cosa da fare è capire di cosa si sta parlando. Le principali patologie che colpiscono l’apparato fonatorio e quindi la voce sono:

  • Noduli delle corde vocali
  • Polipi e cisti cordali
  • Alterazioni congenite delle corde vocali
  • Edemi
  • Disfonie disfunzionali
  • Paralisi delle corde vocali
  • Reflusso faringo-laringeo
  • Papillomatosi laringee
  • Patologie tumorali

Si tratta di malattie con caratteristiche molto variegate, che possono manifestarsi praticamente a qualsiasi età, dall’infanzia fino alla vecchiaia.

I sintomi che più comunemente si associano a tali patologie sono la disfonia e la fonastenia, ovvero condizioni di alterazione della qualità vocale e di maggiore affaticamento fonatorio.

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Le cause dei disturbi della voce

Altrettanto variegata è la lista delle possibili cause dei disturbi della voce:

  • Abuso o uso scorretto della voce stessa,
  • Infiammazioni delle alte vie respiratorie e digestive;
  • Esposizione ad irritanti cronici (come l’alcol) e a sostanze cancerogene (come il fumo);
  • Invecchiamento
  • Turbe psicogene.

Volendo raggruppare queste cause in macrocategorie, se ne possono individuare tre:

  • Disturbi organici: legati a un’alterazione fisica dell’apparato fonatorio;
  • Disturbi disfunzionali: correlati a un uso scorretto della voce;
  • Disturbi misti: originati da un mix di fattori rientranti nelle due precedenti categorie.

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Prendersi cura della voce: la visita foniatrica

A cause diverse corrispondo trattamenti diversi. Per questo motivo, ogni disturbo della voce deve essere curato in maniera specifica e affidandosi a medici professionisti. In alcuni casi è sufficiente una terapia medica o riabilitativa, in altri è necessario intervenire con la chirurgia, in altre circostanze ancora ha successo l’unione tra questi due approcci.

Il primo passo è quello di sottoporsi a una visita otorinolaringoiatrica/foniatrica, soprattutto se il disturbo della voce persiste per più di due settimane. Durante la visita, finalizzata allo studio della voce, lo specialista si avvale di strumenti come l’analisi elettroacustica, l’analisi percettiva, lo studio endoscopico dinamico del tratto vocale e delle corde vocali tramite la videolaringostroboscopia ad alta definizione. Tali esami, uniti a un’attenta anamnesi, permettono al medico di inquadrare con accuratezza le caratteristiche della voce e di studiare con precisione il disturbo vocale, consentendo l’impostazione di un iter di prevenzione e/o terapia adatto alle necessità del paziente.

Articolo revisionato dal Dottor Marco Fantini – Specialista in Otorinolaringoiatria, esperto in Vocologia e Deglutologia, presso il Polo Sanitario San Feliciano

Visita per lo studio della voce e Roma


Medicina rigenerativa

Medicina rigenerativa, una nuova frontiera per l’ortopedia

La medicina rigenerativa rappresenta un importante frontiera di sviluppo in ambito ortopedico, come alternativa efficace ai tradizionali interventi di tipo protesico. Le possibili soluzioni sono molteplici. Spetta allo specialista ortopedico scegliere la migliore, calibrandola sulle esigenze concrete del paziente.

Medicina rigenerativa e ortopedia: un binomio destinato a crescere

Quando parliamo di medicina rigenerativa in ambito ortopedico dobbiamo considerare un ampio ventaglio di soluzioni infiltrative o chirurgiche per il trattamento delle lesioni muscolari, tendinee e cartilaginee. È un settore in costante evoluzione, in cui l’Italia svolge un ruolo di punta a livello mondiale nell’ambito della ricerca di base.

La corretta valutazione del paziente e la consapevolezza dei limiti di tali tecniche (insufficienti o inadeguate per ampie lesioni in fase avanzata) sono il presupposto per una applicazione onesta, coerente e altamente professionale di tali metodiche.

In sintesi, la Medicina Rigenerativa offre diverse soluzioni che potremmo definire “sartoriali”, ovvero “fatte su misura” per il trattamento di lesioni cartilaginee, muscolari, tendinee del singolo paziente. La formazione, la competenza e l’esperienza dello specialista ortopedico sono le premesse fondamentali per identificare le soluzioni più adeguate e promettenti.

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Le diverse soluzioni di medicina rigenerativa per l’ortopedia

Di seguito, in maniera sintetica, una rassegna delle principali tecniche di medicina rigenerativa che possono essere utilizzate in ambito ortopedico.

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Medicina rigenerativa

Il concentrato piastrinico (PRP)

La modalità di trattamento più conosciuta è il PRP (platelet-rich plasma) o concentrato piastrinico: attraverso un campione di sangue periferico prelevato dal paziente e sottoposto ad un processo di centrifugazione si selezionano fattori di crescita in grado di favorire la risoluzione dell’infiammazione locale e stimolare le proprietà rigenerative dei tessuti (tendini, muscoli, cartilagine). Sono disponibili diverse modalità di elaborazione (con differenti proprietà metaboliche), in grado di garantire una formulazione altamente selettiva.

Il collagene idrolizzato

Una soluzione avanzata di recente impiego e di avanguardia è rappresentata dall’impiego di collagene idrolizzato, a disponibilità immediata per il trattamento di lesioni articolari e periarticolari. Il collagene è una componente strutturale fondamentale della cartilagine e dei tendini, che ne garantisce le proprietà di elasticità e di resistenza alla tensione.

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Le cellule staminali

Parlando di cellule staminali ci riferiamo essenzialmente a cellule totipotenti, ovvero in grado di differenziarsi in altri tipi di cellule (specifiche per i singoli tessuti) e di favorire così la rigenerazione o riparazione delle strutture danneggiate. In ambito ortopedico le due fonti principali di cellule con capacità rigenerativa sono il tessuto osseo e il tessuto adiposo.

Le cellule staminali mesenchimali (MSC) prelevate dal midollo osseo in sedi differenti dal sito da trattare vengono iniettate mediante controllo ecografico o radiografico per andare a stimolare la ricostituzione delle strutture articolari danneggiate.

Negli ultimi anni stanno emergendo risultati decisamente promettenti dall’utilizzo di cellule staminali mesenchimali prelevate dal tessuto adiposo del paziente: attraverso una mini-liposuzione, un processo di centrifugazione o filtraggio delle cellule adipose e una infiltrazione intra-articolare si favorisce in maniera sensibile la risposta antinfiammatoria e rigenerativa articolare.

La subcondroplastica

Di recente impiego nell’ambito della Medicina rigenerativa articolare è la subcondroplastica: si tratta di una tecnica infiltrativa (a base di tri-calcio fosfato, PRP o cellule mesenchimali) atta a favorire la risoluzione dell’edema osseo associato alla degenerazione artrosica e a ristabilire la consistenza strutturale dell’osso subcondrale.

Gli scaffold e i sostituti ossei

Quando le lesioni della cartilagine sono decisamente più importanti (come accade negli stadi avanzati di degenerazione articolare o dopo traumi sportivi) si può far ricorso a soluzioni differenti, in cui al gesto chirurgico si associa l’innesto di specifici scaffold o sostituti ossei (biomateriali appositamente elaborati per favorire la ricrescita ossea e assicurare una adeguata resistenza meccanica).

Articolo revisionato del Dottor Michele Venosa – Specialista in ortopedia e traumatologia presso la sede di Villa Aurora

Centro ortopedico di eccellenza a Roma – Polo Sanitario San Feliciano