La medicina rigenerativa rappresenta un importante frontiera di sviluppo in ambito ortopedico, come alternativa efficace ai tradizionali interventi di tipo protesico. Le possibili soluzioni sono molteplici. Spetta allo specialista ortopedico scegliere la migliore, calibrandola sulle esigenze concrete del paziente.

Medicina rigenerativa e ortopedia: un binomio destinato a crescere

Quando parliamo di medicina rigenerativa in ambito ortopedico dobbiamo considerare un ampio ventaglio di soluzioni infiltrative o chirurgiche per il trattamento delle lesioni muscolari, tendinee e cartilaginee. È un settore in costante evoluzione, in cui l’Italia svolge un ruolo di punta a livello mondiale nell’ambito della ricerca di base.

La corretta valutazione del paziente e la consapevolezza dei limiti di tali tecniche (insufficienti o inadeguate per ampie lesioni in fase avanzata) sono il presupposto per una applicazione onesta, coerente e altamente professionale di tali metodiche.

In sintesi, la Medicina Rigenerativa offre diverse soluzioni che potremmo definire “sartoriali”, ovvero “fatte su misura” per il trattamento di lesioni cartilaginee, muscolari, tendinee del singolo paziente. La formazione, la competenza e l’esperienza dello specialista ortopedico sono le premesse fondamentali per identificare le soluzioni più adeguate e promettenti.

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Le diverse soluzioni di medicina rigenerativa per l’ortopedia

Di seguito, in maniera sintetica, una rassegna delle principali tecniche di medicina rigenerativa che possono essere utilizzate in ambito ortopedico.

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Medicina rigenerativa

Il concentrato piastrinico (PRP)

La modalità di trattamento più conosciuta è il PRP (platelet-rich plasma) o concentrato piastrinico: attraverso un campione di sangue periferico prelevato dal paziente e sottoposto ad un processo di centrifugazione si selezionano fattori di crescita in grado di favorire la risoluzione dell’infiammazione locale e stimolare le proprietà rigenerative dei tessuti (tendini, muscoli, cartilagine). Sono disponibili diverse modalità di elaborazione (con differenti proprietà metaboliche), in grado di garantire una formulazione altamente selettiva.

Il collagene idrolizzato

Una soluzione avanzata di recente impiego e di avanguardia è rappresentata dall’impiego di collagene idrolizzato, a disponibilità immediata per il trattamento di lesioni articolari e periarticolari. Il collagene è una componente strutturale fondamentale della cartilagine e dei tendini, che ne garantisce le proprietà di elasticità e di resistenza alla tensione.

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Le cellule staminali

Parlando di cellule staminali ci riferiamo essenzialmente a cellule totipotenti, ovvero in grado di differenziarsi in altri tipi di cellule (specifiche per i singoli tessuti) e di favorire così la rigenerazione o riparazione delle strutture danneggiate. In ambito ortopedico le due fonti principali di cellule con capacità rigenerativa sono il tessuto osseo e il tessuto adiposo.

Le cellule staminali mesenchimali (MSC) prelevate dal midollo osseo in sedi differenti dal sito da trattare vengono iniettate mediante controllo ecografico o radiografico per andare a stimolare la ricostituzione delle strutture articolari danneggiate.

Negli ultimi anni stanno emergendo risultati decisamente promettenti dall’utilizzo di cellule staminali mesenchimali prelevate dal tessuto adiposo del paziente: attraverso una mini-liposuzione, un processo di centrifugazione o filtraggio delle cellule adipose e una infiltrazione intra-articolare si favorisce in maniera sensibile la risposta antinfiammatoria e rigenerativa articolare.

La subcondroplastica

Di recente impiego nell’ambito della Medicina rigenerativa articolare è la subcondroplastica: si tratta di una tecnica infiltrativa (a base di tri-calcio fosfato, PRP o cellule mesenchimali) atta a favorire la risoluzione dell’edema osseo associato alla degenerazione artrosica e a ristabilire la consistenza strutturale dell’osso subcondrale.

Gli scaffold e i sostituti ossei

Quando le lesioni della cartilagine sono decisamente più importanti (come accade negli stadi avanzati di degenerazione articolare o dopo traumi sportivi) si può far ricorso a soluzioni differenti, in cui al gesto chirurgico si associa l’innesto di specifici scaffold o sostituti ossei (biomateriali appositamente elaborati per favorire la ricrescita ossea e assicurare una adeguata resistenza meccanica).

Articolo revisionato del Dottor Michele Venosa – Specialista in ortopedia e traumatologia presso la sede di Villa Aurora

Centro ortopedico di eccellenza a Roma – Polo Sanitario San Feliciano