L’intervento di protesi d’anca, con oltre 100mila operazioni eseguite ogni anno solo in Italia, è tra quelli che registrano il maggior tasso di successo nei reparti di chirurgia ortopedica. Sicura ed efficace, l’artroprotesi all’anca fa cessare il dolore e può permettere il ritorno a una vita normale per tutti coloro che sono affetti da artrosi, osteonecrosi o malattie autoimmuni.

Ogni anno, in Italia, vengono effettuati oltre 100mila interventi di protesi d’anca. In chirurgia ortopedica, si tratta di una delle pratiche chirurgiche che ha i migliori livelli di riuscita, grazie all’uso di tecniche e materiali avanzati e in continua evoluzione.

D’altra parte, le patologie che colpiscono l’articolazione dell’anca sono particolarmente dolorose e invalidanti. Chi ne è affetto, vede diminuire in maniera sensibile la propria qualità della vita. I gesti più banali della quotidianità, dal semplice camminare al guidare la macchina, vengono percepiti come ostacoli insormontabili. Avere a disposizione una soluzione efficiente come l’artroprotesi d’anca, significa avere la possibilità di tornare a godersi pienamente le proprie giornate. Il candidato ideale a tale intervento, infatti, è colui che, a causa di una grave degenerazione delle superfici articolari dell’anca, lamenta forte dolore e la progressiva perdita di autonomia di deambulazione.

In questo articolo, approfondiremo diversi aspetti dell’operazione all’anca, partendo da qualche accenno su come è strutturata questa particolare articolazione e affrontando poi tutti i temi chiave: sintomi e cause delle principali patologie, le possibili soluzioni (conservativa e chirurgica – protesica), le tappe del decorso post-operatorio e i benefici dell’intervento.

L’articolazione dell’anca

L’articolazione dell’anca (coxo-femorale), tra tutte quelle presenti nel corpo umano, è quella chiamata a sopportare il carico maggiore. Ha il gravoso e delicato compito di fungere da elemento di raccordo tra il bacino e la gamba (nello specifico, il femore), consentendo il movimento degli arti inferiori.

L’anca ha una forma sferica e una superficie liscia, ed è formata da ossa, legamenti e muscoli. Nel dettaglio, le ossa coinvolte in questa articolazione sono la cavità acetabolare, posizionata sulla faccia esterna dell’osso iliaco, e la testa del femore. I legamenti, invece, sono quattro: tre extracapsulari e uno intracapsulare. Infine, i muscoli, che tengono unite le ossa ed evitano il rischio di lussazioni.

Le patologie dell’anca che possono portare alla protesi

Come detto, all’intervento di protesi di anca si arriva quando il paziente è affetto da patologie dell’articolazione talmente gravi da causargli fortissimi dolori e l’impossibilità di condurre una vita normale.

Alla base di questa scelta medica, quindi, ci sono delle alterazioni degenerative articolari causate da alcuni specifici disturbi. Le ipotesi più frequenti sono:

  • Artrosi primitiva o dell’età avanzata: si manifesta, generalmente, dopo i 50 anni, spesso in pazienti con hanno precedenti in famiglia;
  • Artrosi secondaria: con insorgenza più precoce e conseguente a malattie dell’infanzia o a traumi che alterano la congruenza articolare;
  • Malattie sistemiche (autoimmuni): è il caso dell’artrite reumatoide, una malattia infiammatoria sistemica che a livello articolare determina l’usura e la deformazione delle superfici articolari;
  • Osteonecrosi: consiste nella perdita della sfericità per collasso della testa femorale, a causa di un insufficiente apporto vascolare., può essere conseguenza di traumi pregressi o legata a prolungati trattamenti con cortisone.

I sintomi da tenere sotto controllo

Il sintomo principale è il dolore, che ha un’insorgenza subdola: è maggiore con lo sforzo e con la ripresa del movimento e, solitamente, localizzato in tre diverse regioni:

  • inguinale (con irradiazione alla regione interna della coscia fino al ginocchio);
  • glutea;
  • trocanterica (all’altezza del femore).

Con il progredire della patologia il dolore diviene sempre più intenso e la limitazione funzionale coinvolgerà inizialmente i movimenti di rotazione e abduzione, per poi dare maggiori problemi anche di deambulazione. Nei casi peggiori si può avere dolore anche a riposo.

Il trattamento conservativo

Il trattamento dipende dalla gravità del quadro clinico; nelle fasi iniziali il trattamento si avvale di terapia medica antidolorifica, riposo, kinesiterapia (terapia del movimento) mentre, con il progredire della patologia, si ricorre alla terapia infiltrativa intra-articolare e all’uso di un bastone per favorire la deambulazione.

Nel caso in cui i farmaci, gli opportuni cambiamenti nello stile di vita, o persino l’uso di bastoni non riescano più ad alleviare i disturbi, è opportuno che consideriate l’intervento come possibile soluzione.

articolazione anca

L’intervento di protesi d’anca

Prima di scendere nel dettaglio dell’operazione di artroprotesi d’anca è doverosa una precisazione. L’indicazione all’intervento chirurgico deve essere il risultato di una profonda interazione tra il paziente e lo specialista ortopedico di fiducia, attraverso un processo di condivisione che, sarebbe auspicabile, coinvolgesse anche i familiari. È molto importante, durante questo processo, individuare tutti gli elementi di rischio e i potenziali benefici dell’intervento che, al netto della gravità della malattia, dell’età e delle caratteristiche psico-fisiche del paziente, sono il dato su cui fondare la decisione.

Cosa succede durante l’operazione: la protesi e il suo impianto

L’intervento consiste nella sostituzione delle superfici cartilaginee irrimediabilmente danneggiate mediante l’impianto di componenti protesiche fissate saldamente all’osso per creare una neo-articolazione meccanica, stabile e con basso attrito in grado di garantire il recupero della funzionalità articolare.

In commercio vi sono decine di modelli protesici così come diverse sono le tecniche operatorie possibili.

Tuttavia, sinteticamente, possiamo così descrivere la tecnica chirurgica:

  • Impianto di una cupola metallica nella cavità acetabolare opportunamente regolarizzata.
  • Impianto di uno stelo metallico all’interno del canale femorale, previa asportazione della testa femorale, al cui estremo è posta una testina sferica
  • Impianto di un inserto di materiale plastico o ceramica all’interno della cupola acetabolare che consentirà al suo interno lo scivolamento della testina femorale

I tempi di recupero, tra decorso post-operatorio e riabilitazione

Fino a qualche anno fa, quando la chirurgia non aveva ancora fatto i progressi che può vantare oggi in tema di protesi d’anca, dopo l’intervento i pazienti si trovavano costretti a letto per diversi giorni. Oggi, invece, nella maggior parte dei casi, è possibile alzarsi con l’ausilio delle stampelle anche poche ore dopo essere usciti dalla sala operatoria. Anche il ricovero in ospedale è piuttosto breve, solitamente non oltre i 5 giorni.

Per quanto riguarda i tempi di recupero, invece, è necessario avere pazienza ed evitare forzature. La protesi d’anca è comunque un’operazione che interviene su un’articolazione complessa e delicata, che ha bisogno dei giusti tempi per tornare alla normalità. Tempistiche che, ovviamente, dipendono anche dall’età.

Di sicuro, c’è bisogno di un periodo di riabilitazione, affidata a un fisioterapista e inframezzata da controlli periodici con lo specialista.

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Protesi d’anca, le risposte ai dubbi e alle domande più frequenti

Ci sono alcuni dubbi molto frequenti tra i pazienti che sono in attesa della protesi d’anca o che si sono appena operati. Qui ne abbiamo raccolti alcuni, fornendo le relative risposte.

Come camminare dopo l’operazione

Dopo l’operazione è necessario camminare con le stampelle per un periodo variabile, che può arrivare anche fino a sei settimane. La protesi, infatti, non può sopportare fin da subito tutto il carico del corpo, come avviene per un’articolazione in condizioni normali.

Come dormire

Nella fase post-operatoria è bene dormire seguendo alcune accortezze. Se si dorme su un fianco, questo deve essere quello della gamba sana, mai quello dell’arto operato che, inoltre, non deve essere ruotato verso l’interno. Per alcune settimane, è consigliabile coricarsi con un cuscino tra le gambe.

Come salire in macchina

Salire e scendere dall’automobile è un’altra situazione che necessita di accortezze. Per entrare, si consiglia di sedersi con le gambe fuori dall’abitacolo e poi muoverle una alla volta, prima quella operata, magari sostenendola con le mani, e poi quella sana. Stesso discorso per l’uscita. Inoltre, sul sedile è bene porre un cuscino, che tenga il busto sollevato ed eviti all’anca un piegamento superiore a 90°.

Si può tornare a guidare?

Purtroppo, durante la prima fase di decorso e riabilitazione (circa 6-8 settimane) non è possibile guidare.

Come salire le scale

La tecnica per utilizzare le scale, muovendosi con le stampelle, è diversa a seconda che si tratti di salita o di discesa. Per salire le scale, prima va portata avanti la gamba sana, poi quella operata e infine si spostano le stampelle. Viceversa, invece, per scendere bisogna prima posizionare le stampelle, poi farle seguire dalla gamba operata e infine da quella sana. In questo modo, in ogni momento della salita e della discesa, la gamba operata ha il supporto o delle stampelle o dell’arto sano.

Quali movimenti sono da evitare?

Ci sono tre tipologie di movimenti da evitare a ridosso dell’operazione. Il primo è chinarsi in avanti, dalla posizione eretta, tenendo le gambe tese. Il secondo, invece, è chinarsi in avanti dalla posizione seduta. Infine, è assolutamente vietato accavallare le gambe.

Articolo revisionato dal Dottor Emilio Romanini – Specialista in chirurgia dell’anca nella sede di via Battistini (Villa Aurora)

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